Martedì 19 aprile 2011

Carbone pulito, Enel fa scuola negli Usa

Delegazione dell’Environmental Protection Agency americana in visita alla centrali Federico II di Brindisi e Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia per studiare i sistemi ambientali utilizzati nei due impianti

Carbone pulito, Enel fa scuola negli Usa

Dagli Usa all’Italia per studiare le soluzioni tecnologiche di Enel che coniugano l’utilizzo del carbone e la salvaguardia dell’ambiente. A partire dalla seconda settimana di aprile una delegazione di esperti della Environmental Protection Agency (EPA) ha visitato le centrali Federico II di Brindisi e Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia per approfondire al conoscenza dei sistemi ambientali utilizzati da Enel nei due impianti.

L'EPA è l’agenzia governativa americana incaricata, tra l’altro, di mettere in atto le leggi emanate in favore della protezione ambientale. Negli Usa sono presenti oltre 600 centrali a carbone, per una capacità installata di più di 300 mila MW, e il piano energetico varato dall’amministrazione Obama ha confermato il carbone come uno dei pilastri fondamentali del sistema americano.

Il tour nelle due centrali, unici impianti a carbone italiani visitati dall’EPA, ha dato anche occasione agli esperti statunitensi di incontrare i tecnici Enel guidati da Antonio Ascione, responsabile della Produzione di Brindisi, e Giuseppe Molina, responsabile dell'Unità di Business di Civitavecchia.

La delegazione EPA ha focalizzato la sua attenzione soprattutto sul trattamento delle acque reflue attraverso il sistema Zero liquid discharge (Zld). In particolare ha discusso con i tecnici Enel del funzionamento del cristallizzatore (SEC) che permette il recupero dei liquidi di centrale riutilizzando le acque ed evitando il rilascio in mare.

Attualmente gli impianti di cristallizzazione sono utilizzati anche negli Usa, ma in zone desertiche e con l'obiettivo di risparmiare acqua. L’applicazione del SEC per Enel ha invece un obiettivo di carattere ambientale, e cioè eliminare alla radice qualsiasi tipo di scarico delle acque all'esterno delle centrali a carbone.

Di recente anche l’Electric Power Research Institute (Epri), istituto no profit americano, attivo nelle ricerca in campo energetico ed ambientale, aveva visitato la centrale di Brindisi e manifestato vivo interesse per il Zero liquid discharge ritenendolo “il sistema più avanzato che esista” e riconoscendo ad Enel un “atteggiamento proattivo” capace di “sviluppare un'applicazione così radicale per rispettare la severa normativa italiana”.

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