Fare impresa? Non può essere un’impresa

Pubblicata il: 2012-04-16

L’ad di Enel,  Fulvio Conti, al convegno dell’Italian Business & Investment Initiative. La crescita del Paese passa da innovazione tecnologica, valorizzazione dei giovani, unioni di imprese e meno burocrazia

Fare impresa? Non può essere un’impresa

Innovazione tecnologica creata dai giovani, unioni di imprese e semplificazione burocratica. Sono alcuni degli elementi decisivi per il ritorno alla crescita del Paese che l’ad e direttore generale di Enel, Fulvio Conti, ha sottolineato durante il convegno “Fare impresa? Non può essere un’impresa” organizzato all’università Luiss dall’Italian Business & Investment Initiative.

“Quello che è già successo si può ripetere”, ha detto Conti leggendo la situazione attuale dell’Italia a partire dall’esperienza del Paese, “potrà tornare una crescita basata sulla fiducia, degli imprenditori per gli investimenti e delle famiglie per i consumi, e su una tecnologia che sia un fattore competitivo per concorrere nei mercati internazionali”.

Fulvio Conti ha poi portato ad esempio la situazione di Enel: “Noi investiamo 700 milioni di euro nella ricerca e in progetti innovativi e siamo leader in alcuni settori come le reti intelligenti e le nuove rinnovabili”. Parlando di fronte a una platea di studenti e neolaureati l’ad ha anche anticipato “un progetto che lanceremo per i 50 anni della società” , “un laboratorio di impresa per favorire le idee e il lavoro dei giovani nel mondo dell’energia”.

Proprio pensando ai giovani imprenditori Conti ha spiegato che, per le nuove generazioni come per le aziende da decenni sul mercato, la maggiore difficoltà è la burocrazia: “Se non cambiamo la struttura burocratica le start-up diventeranno sempre di più un miracolo raro” perché “c’è una complessità eccessiva, barriere sproporzionate e ridondanti, per portare al successo un’idea: non si vuole rischiare e tutti ti possono bloccare”.

Rivolgendo l’attenzione al sistema Paese più in generale Conti ha poi sottolineato che “la mancanza di una crescita spontanea è dovuta anche al fatto che non ci sono unioni di piccole imprese”, ad una frammentazione di “realtà che unite potrebbero fare concorrenza alla Cina. Lo stesso problema di frammentazione che riguarda la burocrazie con poteri divisi tra Stato, Regioni, Province e Comuni”. La conclusione dell’ad di Enel è che serve “una riforma sostanziale che riguardi la struttura sociale e civile del Paese. Bisogna pensare positivo, intervenire chiedendo semplificazioni perché per portare avanti il sistema serve leggerezza e favorire lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile”

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