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“Il mondo la chiede, la società la chiede. Le imprese che vogliono sopravvivere dovranno lavorare in modo sostenibile”. È il giudizio tranchant di Vânia Somavilla, responsabile Ambiente e sviluppo sostenibile della società mineraria brasiliana Vale, uno degli oltre 280 top manager interpellati dall’Economist Intelligence Unit per realizzare il rapporto “Futuro sostenibile: promuovere la crescita tramite la sostenibilità”. L’indagine, presentata al Sustainability Day di Madrid dalla curatrice Aviva Freudmann, è una sorta di “libro bianco” della sostenibilità a livello globale. Grazie al contributo di Ceo, amministratori delegati e presidenti d’imprese impegnati in tutti i principali settori economici e provenienti dalle regioni Asia-Pacifico, Europa Occidentale e Nord America, il rapporto offre uno sguardo d’insieme su quale sia il peso reale della sostenibilità nel mondo dell’economia. Dall’indagine emerge che il concetto di sostenibilità non è più uno slogan, ma si è ormai visto riconoscere il diritto di cittadinanza anche nel contesto delle imprese tradizionali. La crisi finanziaria globale, con la conseguente domanda di trasparenza rivolta a imprese e governi, spinge ormai i principali protagonisti dell’economia a considerare la sostenibilità un obbligo verso gli stakeholders, ma anche un impegno per il proprio business nel lungo termine. Tra i principali risultati dell’indagine c’è innanzitutto un dato: la sostenibilità si diffonde dai mercati sviluppati a quelli in via di sviluppo dove le imprese considerano le pratiche orientate alla sostenibilità ambientale, sociale e di governance come un’opportunità per rafforzare le relazioni con i clienti e gli investitori nelle economie sviluppate. C’è di più: ben il 45% delle imprese nelle economie di transizione intende cominciare a pubblicare dei rapporti di sostenibilità nei prossimi due anni, mentre nei Paesi sviluppati la percentuale è più bassa, solo il 19%. L’Economist Intelligence Unit sottolinea poi che se da una parte il principale input a perseguire obiettivi di sostenibilità viene dai clienti, dall’altra sono le pressioni finanziarie a breve termine ad essere di maggior ostacolo. Nonostante questo, sempre più imprese includono la sostenibilità nei loro programmi di gestione del rischio e ben il 76% dei manager considera la sostenibilità un prerequisito per la crescita nel lungo termine. L’indagine dell’ Economist Intelligence Unit fotografa insomma un mondo della Responsabilità sociale d’impresa e della sostenibilità ambientale, sociale e di governance in evoluzione e crescita. Molto deve essere fatto: la necessità della diffusione di un metodo di reporting, condiviso a livello globale, è ad esempio un passo necessario e urgente per sostenere lo sviluppo della Corporate social responsabiliy. Ma c’è un dato chiaro che fa ben sperare per il futuro. Come afferma Vânia Somavilla: “Sostenibilità e trasparenza sono definitivamente entrate nella nostra realtà”.
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