Dai progetti per i 23 impianti di Futur-e un’occasione per ripensare insieme l’energia in Italia

Su Quotidiano Energia l'intervista a Enrico Viale, responsabile della divisione Globale Generazione del Gruppo Enel, sulla nuova destinazione d’uso dei siti coinvolti dal progetto Futur-e.

Condiviso, ponderato, costruito su misura. Il domani dei 23 impianti che fanno parte del progetto Futur-e passa da questi tre elementi fondamentali, nasce da una visione che unisce passato e futuro del sistema energetico italiano e ha come fil rouge il contributo che Enel ha sempre dato e continuerà a dare allo sviluppo del Paese. È quello che emerge dalla recente intervista rilasciata da Enrico Viale, responsabile della divisione Globale Generazione del Gruppo Enel, a Quotidiano Energia: dialogo a 360 gradi sul futuro di impianti per i quali l’azienda si mette in gioco in modo nuovo, consapevole del nuovo scenario energetico nazionale e proiettata verso soluzioni condivise con esigenze e storia dei diversi contesti locali in cui sorgono i siti.

23 impianti per 13 GW di potenza complessiva sono un patrimonio importante, rappresentano circa la metà della capacità termoelettrica convenzionale del Gruppo in Italia ai quali si aggiungono 12 GW di idroelettrico a bacino, l’idro ad acqua fluente e le nuove rinnovabili di Enel Green Power. Ma come ricorda Viale “circa 6,5 GW sono già stati dismessi e per la restante parte si tratta di impianti non utilizzabili e o basso utilizzo”. La nuova destinazione di uso dei siti inclusi nel progetto Futur-e è una scelta obbligata, si limita ai 23 impianti individuati e non compromette il ruolo centrale di Enel nel settore elettrico italiano. “Abbiamo eliminato le centrali a olio combustibile e quelle a turbogas a ciclo aperto, eccetto qualche piccolo impianto ancora competitivo”- spiega Viale - “e riteniamo comunque di avere una diversificazione geografica e tecnologica tale da poter competere da soli sul mercato. E non abbiamo in programma di chiudere altri impianti”.

L’individuazione del nuovo uso dei 23 siti di Futur-e passa da una prima distinzione degli asset in tre macro gruppi: “Quelli ancora destinati alla produzione di energia, quelli inglobati nel tessuto urbano (come Genova, Bari e Livorno) per i quali non è pensabile una destinazione energetica ma una riconversione per uso industriale e non, e infine quelli ubicati fuori città ma comunque non destinabili alla produzione di elettricità. In quest’ultimo caso intendiamo avviare dei concorsi di idee in collaborazione con il Politecnico di Milano, come il primo bando per Alessandria in pubblicazione a luglio. Entro il 2016 contiamo di avere un quadro chiaro per tutti i 23 impianti”.

Gli impianti destinati a un futuro nel settore energetico sono quattro: Porto Tolle in Veneto, Montalto di Castro nel Lazio, Pietrafitta in Umbria e Augusta in Sicilia. “La nostra proposta - dice Viale - è di realizzare impianti a biomassa a filiera corta da massimi 4-5 MW ciascuno”. E per decidere se e come percorre questa ipotesi Enel si confronterà con amministrazione e popolazione locale perché “per tutti i 23 progetti sarà essenziale il coinvolgimento dei territori. Noi abbiamo già avviato contatti con gli enti locali, la Confindustria locale e i sindacati sulle soluzioni da adottare per ciascuna realtà e se non ci sarà piena accettazione non andremo avanti”.

Le centrali destinate a usi non energetici, situate in centri urbani e non, saranno anch’esse oggetto di un programma di ascolto e confronto con tutti gli stakeholder e ogni proposta che emergerà sarà vagliata e discussa. Per ora non sono ancora stati presentati progetti definiti e anche alla domanda di QE sulla possibilità di una destinazione dei siti al trattamento dei rifiuti e alla termovalorizzazione, Viale risponde che “è un’ipotesi che prenderemo in considerazione solo se saranno le amministrazioni locali a manifestare questa esigenza e comunque non è un nostro business, quindi ci limiteremo a mettere a disposizione il sito”. Ciò che per ora è certo è che i tavoli e gli incontri a livello locale sono avviati. Ed è altrettanto chiaro e certo che Futur-E si realizzerà “senza nessun impatto occupazionale sui 700 lavoratori coinvolti”.