Google mette i suoi server in centrale

Pubblicato il martedì, 14 luglio 2015

Il colosso di Mountain View avvia il progetto di riqualificazione della centrale a carbone di Widows Creek in Alabama per trasformarla in un suo data cente.

“Questa volta, stiamo facendo qualcosa che non abbiamo mai fatto prima: costruiremo sul terreno della centrale a carbone di WidowsCreek nella Contea di Jackson, che è stata destinata alla chiusura.”

Sono parole di Patrick Gammons, Senior Manager, Data Center Energy and Location Strategy di Google, postate sul blog ufficiale del colosso di Mountain View per annunciare la costruzione di un nuovo data center, il 14esimo della società fondata da Larry Page e SergeyBrin.

È la metafora dell’energia che si rinnova quella che Google associa al progetto di riqualificazione dell’impianto termoelettrico dell’Alabama. “Dal 1960, Widows Creek ha generato energia per la regione – scrive Gammons - ora il sito verrà utilizzato per dare energia ai servizi Internet e portare informazioni alle persone di tutto il mondo”. Big G considera l’impianto dell’Alabama funzionale alla nuova destinazione perché già dotato di infrastrutture di trasmissione utili a veicolare l’enorme fabbisogno energetico dei suoi server che devono restare accesi senza soluzione di continuità 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno.

“Decenni di investimenti non dovrebbero andare sprecati solo perché un sito ha chiuso” afferma Google. “Siamo in grado di riutilizzare le infrastrutture esistenti, elettriche e non solo, per assicurare che i nostri data center siano in servizio in modo affidabile per i nostri utenti in tutto il mondo”. Ciliegina sulla torta: Big G ha già cominciato a discutere con la Tennessee Valley Authority, utility federale proprietaria della centrale e operativa nei settori di acqua ed energia, per sviluppare impianti da fonti rinnovabili contestualmente alla riqualificazione del sito.

L’esempio di Google e Widows Creek è solo l’ultimo di una ormai lunga serie di riqualificazioni di impianti termoelettrici non più utilizzati per la produzione di elettricità e altrimenti destinati alla demolizione. Da Milano a Shangai, da Londra a Madrid le “centrali eclettiche” che sono rinate ad una nuova vita è lungo. Ed è anche seguendo questi esempi che Enel ha lanciato il progetto Futur-e per individuare insieme al tessuto locale dove sorgono i 23 impianti italiani non più produttivi la nuova destinazione d’uso dei siti.