Tutto quello che c'è da sapere dell'industria 4.0

Pubblicato il mercoledì, 14 dicembre 2016

“Industria 4.0” sarà uno dei concetti più discussi nei prossimi anni in ambito economico; è importante quindi, fin da ora, capirne il reale significato e l'ambito. Il termine si riferisce alla Quarta Rivoluzione Industriale appena iniziata e che segue quella della nascita della macchina a vapore del 1784, dell'elettricità del 1870, e quella risalente intorno al 1970 con la nascita dell'informatica. In questo caso, la quarta rivoluzione applicata all'industria è legata a tre principali direttrici. La prima riguarda l'utilizzo dei dati, la loro potenza di calcolo, dalla conservazione al cosiddetto “machine learning”, ovvero quei processi di comprensione dei dati da parte delle macchine volti a perfezionare la loro resa. La seconda direttrice riguarda l'interazione sempre più profonda tra uomo e macchina, a partire dalle interfaccia “touch” fino alla realtà aumentata. Infine c'è il passaggio dal digitale al reale che comprende la stampa 3D, la robotica, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni. Si tratta quindi di un vero e proprio ecosistema composto da innovazioni tecnologiche, infrastrutture di rete, competenze specifiche e nuovi standard di sicurezza da applicare a tutta l'industria. L'espressione Industria 4.0 è stata usata per la prima volta alla Fiera di Hannover del 2013, anche se la data d'inizio è stata stabilita nel gennaio scorso al World Economic Forum 2016, dal 20 al 24 gennaio a Davos (Svizzera), intitolato appunto “Mastering the Fourth Industrial Revolution”.

Uno dei principali effetti di questa Quarta Rivoluzione si avrà sul mercato del lavoro: secondo il documento "The Future of the Jobs" presentato al World Economic Forum, l'Industria 4.0 creerà nei prossimi 2-3 anni due nuovi milioni di posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno sette milioni. L'Italia ne uscirebbe con un pareggio (200mila posti creati e altrettanti persi), meglio di altri Paesi come Francia e Germania. A livello di gruppi professionali le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione e, sempre secondo la ricerca, compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria. Cambiano di conseguenza le competenze e abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più richiesta, ma diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività.

Lo scorso settembre il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda hanno presentato l’atteso piano del governo per l’Industria 4.0 che dovrebbe entrare nella prossima legge di stabilità. Il piano punta a mobilitare nel 2017 investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi, 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione con focus sulle tecnologie dell'Industria 4.0, più 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage; il provvedimento propone invece un mix di incentivi fiscali, sostegno al venture capital, diffusione della banda ultralarga, formazione dalle scuole all’università con lo scopo ultimo di favorire e incentivare le imprese ad adeguarsi e aderire pienamente alla quarta rivoluzione industriale.