L'economia circolare propulsore della quarta rivoluzione industriale

Pubblicato il giovedì, 1 giugno 2017

Nel dibattito sui diversi percorsi attraverso cui raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale emerge in modo sempre più chiaro il sentiero tracciato da quella che viene definita economia circolare: un cambio netto di paradigma rispetto all’attuale modello lineare di produzione e consumo. Un paradigma in cui i rifiuti (o gli scarti) prodotti alla fine della produzione o del consumo vengono reimmessi nel ciclo produttivo – con l’obiettivo di “chiudere il cerchio” – puntando a trasformare ogni rifiuto in una nuova risorsa e dove i prodotti possano essere riparati, riusati e riciclati. Rispetto alla sharing economy, che sta rivoluzionando il concetto di proprietà dei beni e servizi, al centro della circular economy ci sono prodotti industriali e manifatturieri. Lo scopo alla base del modello circolare è l’uso efficace delle risorse esistenti a ciclo continuo, immaginare e realizzare la possibilità di riutilizzare, rimettere in circuito, un prodotto già utilizzato.

Questo modello coesiste con un’altra rivoluzione dei nostri tempi, l’industria 4.0, e i due avanzano a braccetto.

La nuova industria manifatturiera, caratterizzata da una produzione in piccoli lotti, con bassi o zero scarti, realizzata in impianti di non grandi dimensioni localizzati vicino al consumatore, dovrebbe comportare riduzione di inquinamento, fabbisogno energetico, costi di trasporto merci e scarti da imballaggio. Al contempo, la digitalizzazione della manifattura porta a una maggiore flessibilità della produzione, e ciò consente sia un miglioramento della velocità di produzione, sia un aumento della produttività.

Quindi, come collegare l’ottimizzazione delle risorse facendo ruotare prodotti, componenti e materiali nelle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto, secondo lo schema manutenzione, prolungamento di vita e riciclo, con una produzione avanzata tecnologicamente, che vede un uso massivo delle informazioni e degli oggetti connessi? A questa domanda Simone Angeli, autore dell’articolo "Innovare, leva chiave per l’economia circolare", pubblicato il 23 maggio su Il Sole 24 Ore, risponde sostenendo che in effetti si tratta di “due facce della stessa medaglia: da un lato i consumatori chiedono prodotti per un’esperienza sempre più soddisfacente, calati sulle loro reali necessità e abitudini, dall’altro la scarsità delle risorse impone il redesign dei processi produttivi in una chiave sostenibile”.

Il collegamento passa dall’innovazione, in particolare dai componenti "intelligenti", che “raccontano a ciò che li circonda ciò che sono, dove sono e come sono utilizzati, se hanno necessità di manutenzione o se stanno per rompersi. Da una prospettiva di fabbricazione, il materiale passa da mero bene consumabile a bene che può essere monitorato e riutilizzato. Esso stesso verificherà la propria condizione e richiederà una riparazione o sostituzione se occorre, fornendo in questo caso un’indicazione per essere riciclato al meglio”. Ma non solo: un altro collegamento tra industria 4.0 ed economia circolare si trova in “quei business che vedono la progressiva sostituzione di beni con servizi, attraverso un modello che non è più di possesso, bensì di utilizzo. Il percorso di progettazione di un oggetto che entrerà a fare parte di un servizio continuativo invece che di acquisto in conto capitale sarà molto diverso.

Ovviamente alla base di tutta questa evoluzione vi è un’enorme quantità di dati, quelli “prodotti prima nella fabbrica intelligente dall’IoT (Internet of Things), poi dai consumatori durante il customer journey”. Solo le aziende in grado di leggere e interpretare in chiave strategica tutti i dati messi a disposizione dei diversi sistemi sarà in grado di creare valore per i propri stakeholder. Per questo la fabbrica intelligente all’insegna di industria 4.0 non basta: è tutta l’impresa che deve diventare 4.0, per cogliere appieno i benefici della quarta rivoluzione industriale.