Le biomasse a filiera corta di Enel Green Power: il case history di Finale Emilia

Pubblicato il mercoledì, 25 giugno 2014

La produzione di energia da biomasse rappresenta una delle direttrici di crescita per Enel Green Power in Italia. All'interno di questo mercato, la società del gruppo Enel dedicata alle rinnovabili segue un'importante linea di sviluppo: la riconversione dei bacini saccarifero-bieticoli dismessi in seguito alla riforma europea del mercato dello zucchero del 2006, che ha introdotto la possibilità di modificare la natura dell'impianto da zuccherificio a biomassa. EGP partecipa a tutta la filiera di riconversione degli zuccherifici attraverso il 50% delle quote di Powercrop, joint venture con Seci Energia, e con la centrale di Finale Emilia. A illustrare questo case history è Stefano Fratini, Responsabile Ingegneria Biomasse di Enel Green Power e project manager dell'impianto di Finale Emilia.

“La centrale nasce nell'area dell'ex zuccherificio di Finale Emilia. Si tratta di un progetto  che vedrà la riconversione all'uso energetico di circa 5.000 ettari di terreno, in precedenza adibiti alla coltivazione di barbabietola. Il nostro socio in questa iniziativa è COPROB, che garantirà l'approvvigionamento di biomassa. L'impianto brucerà prevalentemente sorgo, che è una coltura dedicata introdotta da COPROB sul territorio, e in percentuale minore pioppo, residui agricoli e forestali”.

“Enel Green Power – prosegue Fratini – sviluppa solo progetti a filiera corta che si sviluppano, in base al Decreto ministeriale del 18 dicembre 2008, entro un raggio di 70 km dall'impianto al fine di minimizzare l'impatto ambientale derivante dal trasporto. Senza un rapporto diretto con il tessuto agricolo circostante sarebbe impossibile pensare di far crescere un impianto a biomassa. In questo senso, per le opportunità di sviluppo economico che è in grado di generare, la centrale di Finale Emilia può essere considerata come una sorta di hub per le aziende del territorio”.