La grande Italia delle mini rinnovabili

Pubblicato il martedì, 14 aprile 2015

Le mini rinnovabili godono di buona salute e in un Italia che costruisce sempre più di rado grandi impianti verdi l'eolico e (soprattutto) il fotovoltaico di piccola taglia continuano la loro diffusione lungo la Penisola confermando quella tendenza che vede la generazione distribuita e scendere controbilanciare di impianti di produzione centralizzati di grossa taglia.

Il fotovoltaico italiano conta su 648.183 impianti in funzione a fine 2014 per 18.325 MW totali di potenza installata pari a quasi 15% del totale mondiale. Un record non banale, che pone il Bel Paese al terzo posto dopo Germania e Cina, e va letto con attenzione. L'aumento di 50.571 unità rispetto al 2013 rileva innanzitutto il dominio del mini-fotovoltaico e in secondo luogo apre uno scenario nuovo per il mercato nazionale. Il 2014 infatti ha portato una potenza addizionale di 385 MW: una crescita quantitativamente ridotta, tra le più basse degli ultimi anni, ma qualitativamente importante se si pensa che gli impianti in questione sono stati realizzati senza conto energia.

L'eolico ha ripreso a macinare vento grazie soprattutto agli impianti fino a 200 kW. Secondo i dati del GSE infatti, a gennaio la potenza installata grazie ad aerogeneratori non superiori a questa taglia risulta pari a 55,6 MW, per un totale di 964 unità che comprendono ben 564 impianti mini-eolici (145 di potenza tra 1 e 20 kW, 342 tra 20 e 60 kW, 77 tra 60 e 200 kW).

Le rinnovabili, soprattutto quelle di piccola taglia, si qualificano ormai come fattore stabile nello sviluppo del settore energetico italiano sempre più caratterizzato dalla penetrazione della generazione distribuita e da nuove forme di produzione e consumo che rendono obsoleto il paradigma esistente trasformato anche dallo sviluppo di domanda attiva, efficienza energetica e evoluzione digitale delle reti di distribuzione.

La visione energetica di Enel per l'Italia, che l'azienda ha presentato di recente attraverso il sito Futur-E, comprende una strategia per far evolvere il proprio parco impianti nazionale, con particolare riferimento alle centrali termoelettriche che hanno ancora un ruolo rilevante nello scenario energetico a condizione di essere molto efficienti in termini sia tecnici sia ambientali che economici. Gli impianti che non rispondono a questi requisiti hanno esaurito il loro ciclo di vita, la propria funzione e in alcuni casi non producono già da diversi anni.