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Pubblicato il martedì, 4 agosto 2015

"La crescita delle aziende e del Paese non può che essere segnata dalla crescita dell'occupazione giovanile. La ripartenza dell'economia può dunque portare nelle imprese forze vitali e una cultura digitale pervasiva". A scriverlo in un recente articolo su Cor.com, giornale dedicato all'economia digitale, è l'ad di Enel Francesco Starace che lega l'immediato futuro dell'Italia e delle sue aziende alla capacità di interpretare al meglio il circolo virtuoso che può nascere dall'integrazione di rivoluzione digitale, innovazione e occupazione giovanile.

"I tradizionali reparti di Ricerca e sviluppo – scrive Starace - sono in grado di innovare in continuità, i prodotti e i servizi esistenti, ma non sono adatti per sviluppare l'innovazione dirompente che è in grado di cambiare drasticamente i modelli di business". Enel, che vanta un know how ampio e diversificato su tecnologie consolidate come l'idroelettrico e il termoelettrico, è tuttora un player innovativo grazie alle competenze interne su cui può contare. Il Gruppo da oltre un decennio inoltre ha spinto la sua ricerca anche nei nuovi territori dell'auto elettrica, delle reti intelligenti e della generazione distribuita - l'esempio più eclatante in questo senso è il contatore elettronico "made in Enel" - e nel solo 2014 ha investito circa 74 milioni di euro in attività di ricerca e innovazione realizzando 273 progetti, il 60% dedicati alle tecnologie di rete e alle rinnovabili, e depositando 14 brevetti.

L'open innovation per Enel è diventata la chiave di volta per rendere sostenibile e competitivo il business del Gruppo a tutte le latitudini. Dalla collaborazione con piccole imprese per l'implementazione di tecnologie innovative nell'ambito delle rinnovabili all'incubazione di startup per lo sviluppo di soluzioni cleantech sino alle partnership con grandi aziende di altre industry per la realizzazione di progetti pionieristici - l'EXPO 2015 come i sistemi off grid basati sull'integrazione di storage e rinnovabili - documentano l'approccio aperto all'innovazione deciso dal Gruppo.

Il lungo elenco di protagonisti che partecipano al processo di innovazione di una grande gruppo industriale include ogni singolo dipendente e ad esso affianca università, laboratori e centri ricerca esterni, aziende e PMI, startup, incubatori e acceleratori di impresa, istituzioni, clienti "e - scrive l'ad di Enel - chiunque abbia voglia di dare il proprio contributo". Le giovani generazioni sono trasversali a tutti questi ambiti lavorativi e professionali. E la dimestichezza con gli strumenti e le dinamiche della digital revolution le rende ancor più essenziali al percorso irreversibile di trasformazione che sta interessando le aziende energetiche e tutte le principali industry.

Dialogo, collaborazione e curiosità devono essere i fondamentali condivisi dal nutrito gruppo di innovatori scaturito dalla rivoluzione digitale e chiamato a costruire partnership per l'innovazione che consentano di cogliere davvero le opportunità che l'era del 2.0 e 3.0 sta creando. Come diceva Henry Ford: "Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo". Questa sfida a tappe è la traiettoria lungo cui si gioca il futuro anche di intere industry: l'impatto dei social network sulle grandi aziende di tlc, con la trasformazione della comunicazione mobile imposta dai sistemi di instant messaging alla whatsapp e il tramonto del proficuo business degli sms, è uno degli esempi più citati perché più eclatanti.

Leggere e percorrere l'evoluzione tecnologica, come quella del mercato, è oggi possibile grazie a un rete di soggetti correlati tra loro in geometrie variabili che vedono realizzare collaborazioni anche tra Big Company, piccole startup e persino makers solitari. Facendo propria questa logica di open innovation, che può arrivare anche a partnership fino a poco tempo fa e quasi impensabili tra i Davide e Golia del mercato, "le organizzazioni potranno adattare le proprie politiche di business ai costanti e veloci mutamenti dell'innovazione tecnologica - scrive Starace - e competere il più efficacemente possibile nei propri mercati di riferimento".