Qualcuno vuole una centrale elettrica

Pubblicato il martedì, 24 novembre 2015

La vendita della centrale di Porto Marghera è la prima pietra miliare del percorso avviato da Enel con il progetto Futur-E. The Economist ha scelto un titolo ad effetto per raccontarlo, chiedendo ai lettori: "Qualcuno vuole una centrale elettrica?", e dialogando direttamente con l'AD di Enel Francesco Starace sulla trasformazione in atto del sistema energetico europeo e sulla visione del Gruppo rispetto a due temi comuni a tutti gli operatori elettrici del vecchio continente: il futuro degli asset non più competitivi e obsoleti, e la "decarbonizzazione" dell'intero settore elettrico.

"Non è un funerale. È una trasformazione" dice Starace a The Economist spiegando le ragioni della scelta senza ritorno compiuta da Enel. Attraverso il progetto di riqualificazione di 23 impianti termoelettrici italiani varato con Futur-E il Gruppo ha intrapreso un percorso che considera obbligato davanti allo scenario economico ed energetico europeo segnato da un combinato disposto di elementi: la stagnazione dei consumi, la crescita competitiva delle rinnovabili e la sempre più impellente urgenza di affermare un nuovo paradigma di sviluppo low carbon.

La vendita del sito di Porto Marghera segna un passo decisivo lungo il cammino con il quale Enel sta trasformando sovra-capacità di produzione degli impianti termoelettrici ed evoluzione del mercato elettrico in un'opportunità per dare ancor più rapidità alla conversione del proprio business ormai sempre più caratterizzato dal binomio sostenibilità e innovazione. 

Rinnovabili, smart technology ed efficienza energetica sono elementi cardine del nuovo corso del Gruppo che considera la sostenibilità ambientale, sociale ed economica come la chiave di volta della crescita propria, delle comunità presso le quali opera e dell'intero settore energetico.

L'intero settore elettrico europeo sta compiendo un profondo ripensamento del proprio modello di business per affrontare il nodo degli impianti alimentati con fonti convenzionali che, nel periodo dal 2008 al 2013, hanno sofferto a livello continentale una perdita cumulativa di profitti pari a 36 miliardi di euro. Anche altre grandi utility elettriche europee stanno muovendosi rapidamente verso un modello carbon-free ed Enel con Futur-E si pone come esempio apripista di un nuovo corso che interesserà sempre più produttori europei.