PRIMA IN ITALIA, ENEL ADOTTA UN APPOSITO MODELLO ORGANIZZATIVO PER PREVENIRE I REATI IN AMBITO SOCIETARIO

Published on venerdì, 8 novembre 2002

L’adozione del Modello, prevista dal decreto legislativo 231/2001 che introduce la responsabilità amministrativa (ma di fatto penale) delle società, costituisce un ulteriore strumento di controllo interno per garantire efficienza e correttezza e rassicurare il mercato ammalato di “Enronite”.
Milano, 8 novembre 2002 – Enel è la prima società in Italia a dotarsi di uno strumento organizzativo e gestionale, finalizzato a migliorare gli strumenti di controllo al fine di prevenire una serie di reati. Si tratta del Modello organizzativo previsto dal decreto legislativo 231 dell’8 giugno 2001, che ha introdotto nell’ordinamento italiano un regime di responsabilità amministrativa (ma di fatto penale) a carico delle società per i reati contro la Pubblica Amministrazione (corruzione, concussione, ecc.) o per reati societari (falso in bilancio, ecc.) commessi da parte di amministratori, dirigenti o dipendenti nell’interesse o vantaggio delle società stesse. Per Enel questo è un ulteriore passo verso il rigore, la trasparenza ed il senso di responsabilità nei rapporti interni e con il mondo esterno, per offrire agli azionisti le migliori garanzie di una gestione efficiente e corretta. Il Modello organizzativo, infatti, si aggiunge agli altri strumenti già in vigore da tempo, come le regole di Corporate Governance previste dal Codice di Autodisciplina, il Codice Etico, che già vieta, ad esempio, nell’ambito del Gruppo l’affidamento di consulenze alla società incaricata della revisione del bilancio ed all’intero network ad essa collegato, ed il bilancio ambientale, al quale presto si aggiungeranno il “dealing code” (per operazioni sui titoli della Società effettuate dagli stessi amministratori o dipendenti) ed il bilancio di sostenibilità. Il Modello Enel, varato dal Consiglio di Amministrazione della Società il 23 luglio del 2002, è stato presentato oggi presso la Borsa Italiana, a Milano. Dopo i saluti del presidente della Borsa Italiana, Angelo Tantazzi, il presidente di Enel Piero Gnudi ha introdotto i lavori, inquadrando il nuovo Modello organizzativo nel più ampio impegno di Enel per la trasparenza. Hanno poi illustrato il Modello Enel Claudio Sartorelli, direttore della Segreteria Societaria, e Antonio Cardani, direttore Audit. Sulle caratteristiche del decreto legislativo 231 sono quindi intervenuti i professori Natalino Irti (ordinario di Diritto Civile alla Sapienza), Piergaetano Marchetti (ordinario di Diritto Commerciale alla Bocconi) ed Alberto Alessandri (ordinario di Diritto Penale alla Bocconi). Il presidente Gnudi, aprendo i lavori, ha detto: “Dalla fine del 2000 il processo di crescita del mercato borsistico italiano si è interrotto. Hanno pesato i fatti dell’11 settembre, ma non solo. La crisi ha avuto inizio negli Stati Uniti poiché i risparmiatori hanno avvertito un senso di scarsa trasparenza e affidabilità dei bilanci societari che ha portato all’allontanamento dalla Borsa. Per l’Italia il danno è stato, se possibile, ancora più grave. Il piccolo risparmiatore si era avvicinato alla Borsa dopo decenni di diffidenza, e la fiducia, difficilissima da guadagnarsi, è cosa molto facile a perdersi. Tutte le società devono impegnarsi per ridare al mercato la garanzia di puntare alla massima trasparenza e di disporre di controlli interni efficaci. L’Enel – che è una delle principali società del listino con oltre 2,5 milioni di azionisti – intende fare la sua parte per trasmettere ai risparmiatori un segnale rassicurante. L’introduzione del Modello non serve infatti al solo scopo di difendersi dalle sanzioni previste dalla legge, ma anche e soprattutto per migliorare le strutture di controllo interno per evitare che quei reati si compiano”. Il decreto legislativo 231 prevede infatti di esonerare dalle sanzioni previste dal decreto stesso le società che possano dimostrare di aver adottato un modello di organizzazione e di gestione idoneo a prevenire tali reati e di aver affidato a un proprio organismo dotato di poteri autonomi di iniziativa e controllo il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza di tale modello. Con questa normativa, adottata in recepimento di alcune convenzioni internazionali (in particolare della Convenzione Ocse del dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali), l’ordinamento italiano si è allineato al sistema di altri paesi e in particolare alla normativa Usa, dove fin dal 1977 è in vigore il “Foreing Corrupt Pratices Act” che ha per primo introdotto nei riguardi delle imprese un’apposita normativa anti-corruzione. Il Modello Enel comprende per ora la parte generale e la parte speciale relativa ai reati commessi contro la Pubblica Amministrazione, mentre si sta procedendo ad integrarlo con la parte relativa ai reati societari. La funzione di organo di controllo è stata affidata per la Capogruppo al responsabile dell’Audit, che avrà anche il compito di coordinare l’adozione e la gestione dello schema del Modello da parte delle altre società del Gruppo, nonché le attività degli altri organi di controllo operanti presso le stesse.
Generale | novembre, 08 2002

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