La Direttiva Case Green (Energy Performance of Buildings Directive, EPBD – Direttiva UE 2024/1275) è una normativa europea che fissa obiettivi ambiziosi per ridurre i consumi energetici degli edifici entro il 2050. 

 

È un riferimento importante per chiunque possieda o voglia acquistare un immobile, ma è essenziale capire a che punto è il suo percorso di attuazione in Italia prima di trarne conclusioni operative.

Cos'è la Direttiva Case Green?

 

La Direttiva Case Green è una normativa europea (Direttiva (UE) 2024/1275) che stabilisce obiettivi progressivi di efficienza energetica per il patrimonio immobiliare degli Stati membri dell’UE, con l’obiettivo finale di raggiungere la neutralità climatica del settore edilizio entro il 2050 (Art. 1).

 

Secondo quanto riportato nel testo ufficiale, gli edifici sono responsabili del 40% del consumo finale di energia nell’UE e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra associate all’energia. La direttiva non impone obblighi diretti ai singoli proprietari di immobili residenziali: fissa obiettivi aggregati a livello nazionale e lascia a ciascuno Stato membro la libertà di scegliere gli strumenti per conseguirli, incluse eventuali misure che riguardino i privati.

Stato di recepimento in Italia: cosa sapere prima di tutto

 

Punto fondamentale, spesso trascurato: la Direttiva (UE) 2024/1275 non è ancora stata recepita nell'ordinamento italiano. Non è inclusa nella legge di delegazione europea approvata di recente, che è il passaggio formale necessario per avviare le attività di recepimento.

 

Questo ha conseguenze pratiche rilevanti:

  • le disposizioni della direttiva che richiedono un recepimento esplicito da parte degli Stati membri non sono direttamente applicabili ai cittadini italiani; 

  • non esistono, allo stato attuale, obblighi di legge per i proprietari di abitazioni derivanti da questa direttiva;

  • gli incentivi fiscali attualmente disponibili in Italia (Bonus Casa, Ecobonus, ecc.) esistono indipendentemente dalla direttiva e trovano il loro fondamento nella normativa fiscale nazionale.

Conoscere la direttiva è utile per orientare scelte di lungo periodo e capire la direzione verso cui si muove la politica europea, ma le decisioni operative di oggi devono fare riferimento alle norme italiane vigenti, non agli obiettivi europei non ancora recepiti. 

Gli obiettivi europei: il calendario della direttiva

 

La direttiva fissa step intermedi precisi che gli Stati membri sono chiamati a recepire e attuare secondo i propri strumenti nazionali. Ecco il quadro degli obiettivi europei:

Scadenza Tipologia di Edificio Obiettivo della Direttiva

1° Gennaio 2028

Nuovi Edifici Pubblici

Obbligo di costruzione a emissioni zero (Art. 7, par. 1, lett. a).

1° Gennaio 2030

Tutti i nuovi edifici (residenziali e non residenziali)

Tutti i nuovi edifici devono essere a emissioni zero (Art. 7, par. 1, lett. b).

Entro il 2030

Parco Immobiliare Residenziale Esistente

Riduzione di almeno il 16% del consumo medio di energia primaria rispetto al 2020 (Art. 9, par. 2, lett. a).

Entro il 2035

Parco Immobiliare Residenziale Esistente

Riduzione di almeno il 20-22% del consumo medio di energia primaria rispetto al 2020 (Art. 9, par. 2, lett. b).

Entro il 2040

Tutti gli Stati Membri

Ciascuno Stato deve indicare nei propri piani nazionali le scadenze specifiche per la progressiva eliminazione delle caldaie a combustibili fossili nel riscaldamento e nel raffrescamento (Art. 3, par. 2, lett. b; considerando 14). Non si tratta di un divieto automatico, ma di un obiettivo di pianificazione nazionale.

Entro il 2050

Parco Immobiliare Totale

Raggiungimento della piena neutralità climatica: trasformazione dell’intero parco immobiliare in edifici a emissioni zero (Art. 1).

Gli Stati membri hanno flessibilità nel definire quali edifici ristrutturare prioritariamente, con un focus sugli immobili con le prestazioni peggiori.

I pilastri della direttiva: cosa prevede sul piano europeo 

 

La direttiva individua alcune direttrici principali per il settore edilizio.

Fine incentivi per le caldaie a combustibili fossili

Dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri non possono più offrire incentivi pubblici per l'installazione di caldaie autonome alimentate a combustibili fossili (Art. 15a). Si tratta di un divieto rivolto agli Stati, non ai privati: i proprietari possono ancora installare e mantenere queste caldaie, ma non possono ricevere sussidi pubblici per farlo.

 

Entro il 2040, ciascuno Stato dovrà inoltre aver definito nei propri piani nazionali un percorso di riduzione progressiva dell'uso di combustibili fossili nel riscaldamento e nel raffrescamento (Art. 3, par. 2, lett. b). Non si tratta di un divieto automatico di utilizzo, ma di un obbligo di pianificazione nazionale.

 

Quanto alle tecnologie alternative, la direttiva non indica una soluzione unica obbligatoria: gli Stati membri possono orientarsi verso pompe di calore, sistemi ibridi, allacciamento a reti di teleriscaldamento, impianti solari termici o altre soluzioni a basse emissioni, in funzione del proprio contesto energetico e climatico.

Energia solare

L'energia solare assume un ruolo centrale nel piano europeo. La direttiva prevede l'installazione graduale di impianti solari sui nuovi edifici residenziali e sugli edifici esistenti sottoposti a ristrutturazioni rilevanti che richiedono un permesso di costruzione (Art. 10).

Miglioramento progressivo delle prestazioni energetiche

Gli edifici esistenti dovranno progressivamente ridurre i propri consumi, con interventi che possono includere isolamento termico, sostituzione degli infissi e aggiornamento degli impianti.

Gli incentivi disponibili ora in Italia

 

Per il 2026 sono confermati diversi strumenti fiscali a supporto degli interventi di efficientamento energetico.

Bonus Casa al 50%

 

Per l'abitazione principale è attiva la detrazione del 50% dedicata agli interventi di ristrutturazione edilizia. Questa agevolazione include anche gli incentivi per l'installazione di impianti fotovoltaici, prevedendo un tetto massimo di spesa di 96.000 euro. Le condizioni di accesso e le aliquote sono soggette a frequenti aggiornamenti normativi. Prima di avviare i lavori, è caldamente consigliabile verificare la situazione aggiornata direttamente sul sito dell'Agenzia delle Entrate.

Ecobonus

 

Sono previste agevolazioni specifiche per chi effettua interventi che migliorano la classe energetica dell'edificio.  Le aliquote sono proporzionate alla profondità del risparmio energetico ottenuto.

Mutuo green

 

Diverse banche offrono finanziamenti a tassi agevolati per chi acquista o ristruttura immobili ad alta efficienza energetica. Questi prodotti tengono conto del minor rischio dell'immobile e del suo valore più elevato sul mercato.

Il valore della certificazione APE

 

L'Attestato di Prestazione Energetica (APE) è uno strumento già pienamente operativo nell'ordinamento italiano, indipendentemente dalla direttiva europea. Un'APE aggiornata e corretta permette di:

  1. identificare esattamente dove l’edificio disperde energia;
  2. pianificare gli interventi con il miglior rapporto costi/benefici;
  3. accedere agli incentivi fiscali più elevati;
  4. valorizzare l’immobile in caso di vendita o locazione.

Dal 2026 i controlli sulla veridicità delle certificazioni sono più stringenti.

 

Perché ha senso pianificare oggi, con la giusta prospettiva?

 

Anche in assenza di obblighi immediati derivanti dalla direttiva, esistono buone ragioni per valutare interventi di efficientamento energetico:

  • risparmio concreto, per abbattere i costi in bolletta fin dal primo anno;

  • vantaggi fiscali, per sfruttare le detrazioni attuali prima di eventuali cambi normativi;

  • valore di mercato, per rendere l'abitazione più competitiva e pronta alle future richieste del settore immobiliare;

  • pianificazione logistica, per assicurarsi i prezzi migliori e la disponibilità delle imprese.

Domande Frequenti

La Direttiva Case Green è già in vigore in Italia?

La direttiva europea è stata pubblicata nel 2024, ma non è ancora stata recepita nell'ordinamento italiano. Non è inclusa nella legge di delegazione europea recente, che è il passaggio formale che avvia le attività di recepimento. Molte delle sue disposizioni richiedono un recepimento esplicito per produrre effetti sui cittadini italiani: allo stato attuale, non derivano dalla direttiva obblighi diretti per i proprietari di immobili in Italia.

Cosa succede se non efficiento la mia casa?

Non esistono oggi sanzioni dirette ai singoli proprietari derivanti dalla direttiva. Il rischio concreto e attuale è di natura economica: un'abitazione in classe energetica bassa tende a essere meno appetibile sul mercato, perché i potenziali acquirenti tengono conto dei costi di adeguamento. La direttiva prevede che, una volta recepita, eventuali sanzioni siano definite dai singoli Stati membri tenendo conto della situazione finanziaria dei proprietari (Art. 34).

Devo installare pannelli solari per legge?

Oggi in Italia non esiste un obbligo generalizzato di installazione derivante dalla Direttiva Case Green, che non è ancora stata recepita. La direttiva prevede, a livello europeo, l'installazione graduale di impianti solari sui nuovi edifici e sugli edifici esistenti sottoposti a ristrutturazioni importanti che richiedono un permesso di costruzione, ma la sua applicazione concreta dipenderà dalle scelte che l'Italia farà in fase di recepimento.

L'obbligo dei pannelli solari vale anche per i condomini?

Sul piano europeo i condomini sono tra i principali destinatari delle previsioni della direttiva. In caso di ristrutturazioni importanti o interventi che richiedono un'autorizzazione amministrativa, l'installazione di impianti solari sulle parti comuni potrà diventare obbligatoria laddove tecnicamente appropriata ed economicamente e funzionalmente fattibile (Art. 10, par. 3, lett. c), ma solo dopo il recepimento in Italia.

Esistono deroghe per gli edifici storici?

Sì. la direttiva prevede che gli edifici ufficialmente protetti in virtù del loro particolare valore architettonico o storico possono essere esclusi dagli obblighi di efficientamento qualora gli interventi ne alterino in modo inaccettabile il carattere o l’aspetto, o laddove la ristrutturazione non sia tecnicamente o economicamente fattibile (Art. 9, par. 6, lett. a). Questa deroga dovrà essere recepita e specificata dalla normativa italiana. 

Gli incentivi attuali sono collegati alla Direttiva Case Green?

No. Gli incentivi oggi disponibili in Italia (Bonus Casa, Ecobonus, mutui green) trovano il loro fondamento nella normativa fiscale nazionale e non nella Direttiva Case Green. Esistevano prima della direttiva e continuano ad essere accessibili indipendentemente dal suo recepimento.

Enel, al tuo fianco sempre

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