La mappa del turismo sostenibile
Per le caratteristiche del nostro Paese le pratiche del turismo sostenibile in Italia viaggiano in molte direzioni. Sono ‘green’, ad esempio, gli alberghi diffusi: strutture ricettive che non consumano ulteriore suolo con nuove costruzioni, ma consentono di offrire vitto e alloggio in edifici ristrutturati nei borghi storici d’Italia, come sulla collina della riviera ligure di Ponente o tra i monti della Barbagia in Sardegna.
In altri casi la riconversione riguarda edifici nati con una destinazione completamente diversa. È il caso del villaggio dei minatori di Narcao nel Sulcis (Sardegna), riconvertito in un ecomuseo in grado di ospitare 40 posti letto, o dell’ex centrale termoelettrica di Porto Tolle che sarà trasformata in un polo turistico innovativo e sostenibile all’aria aperta, che offrirà spazi per gli sport acquatici, esperienze per la valorizzazione delle eccellenze ambientali e paesaggistiche e una struttura per lo sviluppo delle produzioni ittiche e agricole tipiche.
Una mappa del turismo sostenibile in Italia è stata pubblicata dall’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR) che riporta tutti i luoghi di interesse turistico riconducibili ai soci. Si tratta di piccoli Comuni associati alla rete dei Borghi Autentici d’Italia, alle oasi naturalistiche gestite dal WWF, ad alberghi e campeggi che hanno ottenuto la certificazione ambientale da Legambiente o a bio-agriturismi certificati dall’Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale (ICEA).
Anche l’attenzione a ciò che viene offerto a tavola e l’impegno etico-sociale rappresentano principi del turismo sostenibile: per esempio la valorizzazione dei prodotti a chilometro zero e, nel secondo caso, gli itinerari della Valle del Sosio in provincia di Palermo, con le organizzazioni antimafia che propongono percorsi “pizzo-free”.